– Io ti voglio molto bene, ma c’è una cosa molto importante che dobbiamo fare prima! – Cosa? – Scopare.
Descrivere una pellicola simile, diretta dal miglior regista di sempre (a detta della quasi totalità di quelli che se ne intendono per davvero), è un lavoro pericoloso. Qualcuno lo dovrà pur fare e quel qualcuno (purtroppo per voi) sono io. Stanley anche questa volta ci sconvolge, probabilmente perché ha il coraggio di mostrarci quello che la maggior parte di noi perbenisti si vergogna persino di immaginare. Si ispira ad un racconto ambientato a Vienna negli anni 20, lo ripropone nella Grande Mela dei giorni nostri e sceglie come interpreti due mostri sacri, nonché compagni di vita (all’epoca del film): Cruise e Kidman.
La vicenda comincia a incrinarsi quando Alice confessa al marito Bill un desiderio che lui non aveva mai sospettato. Da quel momento, una New York notturna e stranamente artificiale diventa il terreno di una ricerca che ha a che fare molto più con la gelosia e l’insicurezza che con il semplice sesso. Kubrick ci fa entrare in locali eleganti, strade deserte e ambienti dove tutto sembra possibile ma niente è davvero rassicurante. Il contrasto tra la vita perfetta di facciata e quello che i due coniugi non riescono a dirsi è, per me, uno degli aspetti più forti della pellicola. Perfino le pause e gli sguardi finiscono per pesare come dialoghi.
In Occhi aperti spalancati si investiga sulla vita segreta di una coppia insospettabile e benestante, un po’ alla deriva, che riesce tramite la perversione e la trasgressione a ritrovare la propria identità ed il feeling che si rischiava di spegnersi inesorabilmente con il tempo. Storie di sesso e tradimento sono state spesso raccontate dall’occhio di una cinepresa, questa volta la macchina è stata indiscreta come non mai, proponendoci un ritratto scabroso ma profondo, un capolavoro della drammaticità; personalmente è un film che mi ha segnato molto: ricordo ancora oggi la sera in cui uscii dal cinema quantomeno frastornato. Kubrick morì subito dopo quest’epopea durata quasi due anni (contro i due mesi previsti); l’eredità che ci lascia è preziosa.

