Georges Fauré, interpretato da Gérard Depardieu, è un musicista francese che vive negli Stati Uniti e ha bisogno di una green card per poter restare legalmente nel Paese. Brontë Parrish, Andie MacDowell, è una giovane orticoltrice che sogna di affittare un magnifico appartamento di Manhattan con una serra, ma il proprietario vuole una coppia sposata. La soluzione sembra semplicissima: un matrimonio di convenienza che permetta a entrambi di ottenere ciò che desiderano, senza sentimenti e senza conseguenze. Naturalmente è proprio da qui che cominciano i problemi di Green Card – Matrimonio di Convenienza.
Quando l’Immigrazione inizia a fare domande, Georges e Brontë devono trasformare un accordo burocratico in una relazione credibile. Devono conoscere abitudini, gusti, famiglia, passato e dettagli della vita dell’altro abbastanza bene da sembrare marito e moglie davanti agli ispettori. Il problema è che partono praticamente da zero e, peggio ancora, si sopportano poco. Lei è ordinata, indipendente e molto legata al proprio lavoro; lui è espansivo, disordinato e capace di invadere ogni spazio. Gli equivoci nascono proprio dal tentativo di recitare un’intimità che non esiste.
Peter Weir, dopo il successo de L’Attimo Fuggente, cambia completamente registro e dirige una commedia romantica costruita sugli opposti che si attraggono. Depardieu è brillante, fisico e imprevedibile; MacDowell gli fa da contrappeso con una recitazione più trattenuta. La cosa piacevole è che il film non ha fretta di trasformare la convenienza in amore. Gran parte del divertimento nasce anzi dal modo in cui i due devono imparare a memoria una vita coniugale che non hanno mai vissuto, inventando ricordi comuni e cercando di non contraddirsi davanti agli ispettori. Prima costringe i protagonisti a vivere insieme, mentire insieme e soprattutto a conoscersi davvero, mentre ciò che volevano ottenere all’inizio diventa lentamente meno importante.
La trama è semplice e in alcuni passaggi decisamente prevedibile, ma proprio questa semplicità è parte del suo fascino. New York fa da cornice perfetta, elegante e un po’ romantica, mentre la serra desiderata da Brontë diventa quasi il simbolo concreto della stabilità che lei cerca e che Georges, almeno all’inizio, sembra rendere impossibile. Green Card vinse il Golden Globe come miglior film commedia o musicale e Gérard Depardieu quello come miglior attore nella stessa categoria; Peter Weir ottenne inoltre una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura originale. È una commedia sentimentale classica, elegante e leggera, perfetta se avete voglia di due persone che cominciano fingendo di essere una coppia e finiscono per scoprire che la parte più complicata non è ingannare l’Immigrazione, ma capire che cosa provano davvero.

