“C’è ancora un’ultima cosa che devo fare, e poi sarò libero dal passato.”
La Donna che Visse due Volte è una storia d’amore, ma chiamarla soltanto così sarebbe riduttivo. Alfred Hitchcock parte dall’ex detective Scottie Ferguson, interpretato da James Stewart, costretto a lasciare il servizio dopo un episodio traumatico che gli provoca una forte paura dell’altezza. Quando un vecchio conoscente gli chiede di seguire la moglie Madeleine, una splendida e indecifrabile Kim Novak, Scottie accetta quello che sembra un incarico semplice. Ben presto, però, la sorveglianza diventa fascinazione e la fascinazione si trasforma in qualcosa di molto più pericoloso.
San Francisco è fondamentale quanto i protagonisti. Hitchcock la filma come una città sospesa fra realtà e sogno, fatta di salite, campanili, nebbia, strade vuote e luoghi che sembrano già appartenere al ricordo. Bernard Herrmann accompagna tutto con una delle sue colonne sonore più ipnotiche, capace di far sembrare romantico e inquietante lo stesso momento. Anche il celebre effetto usato per rendere visivamente la vertigine di Scottie è entrato nella storia del cinema, ma la vera forza del film non sta nella tecnica. Sta nel modo in cui lo spettatore viene trascinato sempre più dentro l’ossessione del protagonista.
James Stewart offre una delle interpretazioni più oscure della propria carriera. Scottie non è soltanto una vittima degli eventi: il suo desiderio di ricostruire ciò che ha perduto diventa progressivamente possessivo e disturbante. Kim Novak, invece, deve essere insieme presenza reale, immagine ideale e mistero. Il rapporto fra i due porta il film ben oltre il thriller tradizionale e lo trasforma in una riflessione sul desiderio, sulla memoria e sul bisogno impossibile di far coincidere una persona vera con l’immagine che abbiamo costruito di lei.
La Donna che Visse due Volte cresce a ogni visione proprio perché, una volta conosciuto il meccanismo della trama, resta tutto il resto: i colori, gli sguardi, i silenzi e la sensazione di essere intrappolati insieme a Scottie in un vortice da cui è sempre più difficile uscire. Regia, interpretazioni e musica ne fanno uno dei grandi capolavori di Hitchcock e uno dei film più inquietanti mai mascherati da storia d’amore.
Anche Midge, interpretata da Barbara Bel Geddes, è importante proprio perché rappresenta un rapporto possibile e concreto, l’opposto dell’idea irraggiungibile che Scottie costruisce attorno a Madeleine. Hitchcock lavora moltissimo anche sui colori, soprattutto sul verde, che ritorna nei momenti in cui memoria e desiderio sembrano sovrapporsi. Nulla è casuale, ma il film non dà mai l’impressione di essere un esercizio freddo. Al contrario, più la costruzione diventa precisa, più il lato emotivo e disturbante cresce. È uno di quei casi in cui conoscere la trama non rovina il film, perché il vero piacere sta nel vedere come ogni dettaglio contribuisca all’ossessione. È anche uno dei film in cui Hitchcock mostra con più chiarezza quanto il romanticismo possa diventare inquietante quando smette di vedere l’altra persona per ciò che è davvero.

