Film consigliato

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DURATA: 120 minuti
GENERE: Commedia, Romantico
CAST: Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Joaquin Phoenix.

“Lei non è solo un computer.”

Quarto lungometraggio e quarto film di successo di Spike Jonze, che si cimenta per la prima volta da solo nella stesura della sceneggiatura di un proprio lavoro dietro la macchina da presa. Un film diverso dai precedenti, tutti differenti tra loro per tematica e per genere: dalla straordinaria commedia nera quale era Essere John Malkovic, per passare poi ad una biografia comico-drammatica ne Il Ladro di Orchidee (entrambi frutti del genio della sceneggiatura Charlie Kaufman) ed infine buttarsi nel fantasy con Nel Paese delle Creature Selvagge. “Her” ossia “Lei”, ora tratta un non molto improbabile futuro fantascientifico, dove i computer diverranno letteralmente i migliori amici dell’uomo.

Theodore è un uomo assai depresso divenuto anti-sociale da quando la moglie lo ha piantato. Passa le giornate tra casa, dove sta sempre attaccato ad un videogioco iper-interattivo, e il suo lavoro, che consiste nello scrivere al pc lettere “a mano” per conto di altri. Rifiuta ogni invito ed ogni contatto con gli amici o colleghi, immerso costantemente in una tecnologia sempre più estraniante. Questo fino a che incontra Lei. Film d’amore? Incontro che fa tornare a godersi la vita il protagonista? Serendipity ambientata in un futuro prossimo? Ehm… più o meno…

“Lei” infatti è un sistema operativo di ultimissima generazione, un computer con proprie coscienza e sentimenti. È solo una voce, un’intelligenza artificiale nell’auricolare e negli accessori di chi la compra. Lei è in grado di vivere una vita propria, ma all’interno del limite fisico delle macchine. Non la si può vedere, ma ciononostante il protagonista riesce ad innamorarsi di Lei ed a costruirsi una relazione dalla dubbia moralità, mai però giudicata negativamente dal regista. Chiaro che quindi il film sarà incentrato sempre e solo su Theorore, con il baffuto faccione di Joaquin Phoenix sempre in mezzo alla scena. Bravo, per la carità, ma forse avrei scelto qualcun altro al suo posto. Sta di fatto che alla fin della fiera il prodotto finito rientra nei film da vedere, in quanto originale storia d’amore drammatica pervasa di una nostalgia che sfiora in più punti (ma non ci cade mai dentro) la noia di una storia retorica. Di retorico ovviamente non c’è un bel niente!

Consideriamolo una risposta alla ex moglie di Jonze, Sofia Coppola, ed al suo “Lost in Translation”, o più che altro una metafora del loro rapporto di influenza reciproca, crescita professionale e distacco. Un film di scusa, probabilmente, ma di sguardo rivolto al futuro. Le analogie si notano soprattutto nel tema dell’alienazione, che pervade le due produzioni. Che poi Jonze abbia scelto Scarlett Johansson come voce della sua “Her”, è un chiaro legame di risposta alla ex coniuge ed alla sua pellicola datata 2003 (anno del loro divorzio, casualmente). Guardatelo anche sotto questa prospettiva e ditemi cosa ne pensate!

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