La trama parla di un topolino di campagna francese diviso dalla sua colonia che si ritrova in uno dei ristoranti più famosi di Parigi. Remy è un topolino abilissimo nell’arte culinaria ma che chiaramente non è molto gradito in cucina, anzi. Conoscerà Linguini, ragazzo pasticcione che cerca lavoro come sguattero, che mentre lava i piatti vede il piccolo Remy trafficare con la zuppa che proprio lui aveva preparato. All’uscita in sala la zuppa riscuote un grande successo: il merito viene dato ovviamente a Linguini. Così i due si “alleano” ed il topolino, nascondendosi nel suo cappello, lo farà diventare uno degli chef più famosi di Parigi.
Un film semplice e d’intrattenimento, adatto ai più piccoli ma tutt’altro che riservato a loro, perché ci fa capire che dobbiamo sempre credere nei nostri sogni senza trasformare questa idea nella solita lezioncina. Remy non vuole semplicemente diventare bravo a cucinare: vuole fare qualcosa che, secondo il mondo in cui è nato, non dovrebbe nemmeno desiderare. Linguini, dall’altra parte, è quasi il suo opposto: si trova in cucina senza avere particolare talento e ha bisogno del topolino per riuscire a non combinare disastri. È proprio questa strana alleanza a rendere Ratatouille così divertente.
Brad Bird costruisce poi attorno ai due protagonisti una serie di personaggi memorabili. Colette è molto più di un interesse romantico e rappresenta la fatica necessaria per conquistarsi spazio in una cucina professionale; Skinner è un antagonista perfetto proprio perché prende sul serio l’assurdità di un ratto-cuoco; soprattutto Anton Ego, il temutissimo critico gastronomico, permette al film di arrivare a uno dei suoi momenti più belli senza bisogno di grandi colpi di scena. Il rapporto con il cibo diventa memoria, identità, creatività e perfino capacità di cambiare idea.
La qualità Pixar qui è altissima anche dal punto di vista visivo: Parigi, i piatti, il movimento frenetico della cucina e perfino il modo in cui Remy percepisce sapori e odori danno al film una personalità precisa. E i premi lo confermano: agli Oscar del 2008 Ratatouille vinse come miglior film d’animazione e ottenne anche la nomination per la migliore sceneggiatura originale, risultato tutt’altro che scontato per un film animato. Consigliatissimo, quindi, non solo ai bambini ma a chiunque abbia mai desiderato fare qualcosa che gli altri consideravano fuori dalla sua portata. E la cosa migliore è che il film non ridicolizza mai quel sogno: ci ricorda piuttosto che il talento può arrivare dai posti più improbabili e che riconoscerlo richiede curiosità, umiltà e un po’ di coraggio. Anche per questo Ratatouille continua a funzionare così bene a distanza di anni: è leggero, divertente e accessibile, ma sotto la superficie parla seriamente di vocazione, giudizio e possibilità di sorprendere gli altri.

