Le brutture del nazismo viste attraverso gli occhi di una ragazzina vispa ed impertinente. Storia di una Ladra di Libri è un film delicato e commovente che racconta come, in un’epoca arida e crudele come quella della Seconda Guerra Mondiale, speranza, parole e affetti possano diventare una forma di resistenza. Liesel, interpretata da Sophie Nélisse, viene affidata a Hans e Rosa Hubermann, una coppia che vive in una piccola città della Germania nazista. Geoffrey Rush dà a Hans una dolcezza immediata e quasi paterna fin dal primo incontro, mentre Emily Watson costruisce una Rosa molto più ruvida in superficie ma non meno affettuosa.
Liesel arriva nella nuova casa senza saper leggere bene, ma scopre progressivamente nei libri qualcosa che va molto oltre il semplice passatempo. Le parole diventano un rifugio, un modo per capire ciò che le sta succedendo e perfino uno strumento per creare legami. Il rapporto con Rudy, l’amicizia con Max, il giovane ebreo che la famiglia nasconde in casa, e la presenza costante della propaganda nazista fanno crescere il film attorno a lei senza toglierle mai il punto di vista. È proprio questo sguardo infantile, curioso ma non ingenuo, a rendere la storia accessibile senza trasformare il contesto storico in semplice sfondo. Le scene dedicate ai roghi dei libri e alle letture clandestine rendono molto chiaro il valore simbolico delle parole: ciò che il regime vuole controllare o distruggere diventa per Liesel qualcosa da salvare, imparare e condividere.
Il film è un racconto ricco di poesia ed emozioni, mai eccessivamente sdolcinato nonostante cerchi apertamente la commozione. Tratto dal romanzo di Markus Zusak e diretto da Brian Percival, usa anche una scelta narrativa particolare: a raccontare la storia è la Morte, presenza che osserva gli esseri umani con una curiosità quasi malinconica. È un espediente che avrebbe potuto risultare pesante, ma funziona perché ricorda costantemente allo spettatore quanto fragile sia la normalità che Liesel prova a costruirsi.
La fotografia, la ricostruzione della Germania di quegli anni e la musica di John Williams accompagnano una storia che parla di persecuzione e guerra senza rinunciare a una certa luminosità. Non è il film più duro sul nazismo e chi cerca un approccio storico più spigoloso potrebbe trovarlo fin troppo gentile; ma per chi vuole una storia di formazione capace di affrontare temi enormi attraverso amicizia, famiglia e amore per i libri, Storia di una Ladra di Libri funziona molto bene. Il finale commuove e lascia soprattutto l’idea che leggere, raccontare e ricordare possano essere piccoli atti di libertà. Sophie Nélisse regge molto bene il peso della storia perché non interpreta Liesel come una bambina eccezionale, ma come qualcuno che cresce quasi controvoglia dentro un mondo che pretende di renderla adulta troppo presto. Assolutamente da non perdere, soprattutto se cercate un film storico capace di emozionare senza rinunciare a una prospettiva giovane e immediata.

