The Wrestler

2008 · Darren Aronofsky

Drammatico / Sportivo112 min

Randy “The Ram” Robinson, ex stella del wrestling, prova a ricostruire vita e rapporti mentre il ring continua a distruggergli il corpo. Mickey Rourke straordinario.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,20
(15 voti totali)

“Sono un vecchio pezzo di carne maciullata, me lo merito di restare da solo, voglio soltanto che tu non mi odi”

Quando il declino del protagonista di un film coincide con la resurrezione dell’attore che lo interpreta. Darren Aronofsky ci presenta The Wrestler, commovente storia di Randy “The Ram” Robinson, ex stella del wrestling ormai lontana dai giorni di gloria. Il suo corpo è segnato da anni di incontri, operazioni e abusi, mentre fuori dal ring vive in una roulotte, lavora quando può in un supermercato e continua a esibirsi davanti a platee sempre più piccole. Mickey Rourke sembra quasi fondersi con il personaggio: entrambi portano addosso un passato ingombrante e il desiderio di dimostrare di non essere ancora finiti.

Rourke è magistrale in un ruolo cucitogli addosso da un sarto d’alta moda. Interpreta prima di tutto un uomo, non un atleta: Randy cerca di risollevarsi con dignità dopo che il fisico gli presenta il conto, tentando di ricostruire il rapporto con la figlia Stephanie, interpretata da Evan Rachel Wood, e di avvicinarsi a Cassidy, spogliarellista interpretata da Marisa Tomei. Fuori dal ring, però, Randy sembra molto meno capace di muoversi. Sa esattamente come reagire davanti al pubblico e quasi mai come comportarsi davanti alle persone che potrebbero volergli bene.

Aronofsky sorprende per semplicità. Dopo film molto più costruiti e simbolici, segue Randy da vicino con una regia quasi documentaristica, nei corridoi dei palazzetti, negli spogliatoi e nel retro di un supermercato. Il wrestling viene mostrato sia come spettacolo sia come lavoro fisico: dietro la finzione dei match ci sono corpi reali che si fanno realmente male. Questa attenzione rende il film molto più umano di una semplice storia sportiva sulla grande rimonta.

Piccola pecca rimane per me la figura abbastanza classica dell’atleta dal passato illustre che si rifugia negli eccessi, opinione ovviamente non necessariamente condivisibile. Per il resto siamo di fronte a una pellicola profonda ma narrativamente lineare, premiata con il Leone d’Oro a Venezia e capace di riportare Rourke fino alla candidatura all’Oscar. Splendida anche la canzone finale di Bruce Springsteen, scritta appositamente per il film. Se cercate un dramma umano più che un film sul wrestling, questo è uno dei lavori più accessibili e commoventi di Aronofsky.

La domanda più dolorosa resta però una: che cosa succede quando l’unico posto in cui ti senti davvero vivo è anche quello che ti sta distruggendo? Randy sa perfettamente che il ring gli sta chiedendo un prezzo enorme, ma fuori da quelle corde non possiede lo stesso ruolo, lo stesso pubblico, la stessa certezza di chi essere. È questa contraddizione, più della nostalgia per la gloria passata, a rendere il finale così potente.