21 Grammi

21 Grams, 2003 · Alejandro González Iñárritu

Drammatico124 min

Un incidente lega le vite di tre persone segnate da perdita, colpa e bisogno di redenzione. Iñárritu costruisce un dramma frammentato e devastante.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,32
(56 voti totali)

“Si dice che nel preciso istante della morte tutti perdiamo 21 grammi di peso. Nessuno escluso”

La nostra citazione, nonché slogan al momento dell’uscita nelle sale, è emblematica e particolarmente efficace. Ventuno grammi, appunto, sarebbero il peso dell’anima secondo una vecchia credenza, mai dimostrata scientificamente. Il visionario regista messicano usa questa suggestione come punto di partenza, non come una certezza. Un peso che ci portiamo dietro e ci accompagna fino alla fine dei nostri giorni. La riflessione di Inarritu però va ben oltre, ci porta ad analizzare tre storie limite, di grande drammaticità, dove questo “fardello” viene trasmesso non senza un duro prezzo da pagare. Sono le vicende incrociate che scaturiscono da un grave incidente che coinvolge un padre e due figlie. Il cuore dell’uomo, donato dopo la sua morte, salverà la vita di un’altra persona.

Il secondo capitolo della cosiddetta “Trilogia sulla morte” dimostra di riprendere con sicurezza la strada già battuta da Amores Perros, intrecciando abilmente tre percorsi di altissimo trasporto morale ed emotivo, ma senza perdere mai di vista il filo conduttore del film, da cui tutto fluisce. Straordinariamente riuscito il montaggio delle scene caratterizzato da continui flash-back che svelano a poco a poco tutti i retroscena della vicenda, come se Inarritu non volesse scoprire tutte le carte migliori alla prima mano.

Paul (Sean Penn) vive sospeso tra la riconoscenza per una seconda possibilità e il peso di ciò che l’ha resa possibile. Cristina (Naomi Watts) si ritrova a fare i conti con una perdita devastante, mentre Jack (Benicio Del Toro) cerca nella fede e nella famiglia una via d’uscita da un passato difficile. Nessuno dei tre è un eroe senza macchia: sono persone ferite, contraddittorie, capaci di gesti generosi e di scelte terribili. È proprio questa fragilità a rendere credibili le loro vicende, anche nei momenti più estremi.

Il montaggio non segue l’ordine degli eventi, ma quello delle emozioni. Una scena che all’inizio appare incomprensibile acquista un significato completamente diverso quando scopriamo cosa l’ha preceduta. Iñárritu e lo sceneggiatore Guillermo Arriaga chiedono allo spettatore di ricostruire la storia un pezzo alla volta, senza trasformarla in un semplice rompicapo. La fotografia ruvida, i colori spenti e i silenzi amplificano la sensazione di trovarsi accanto ai protagonisti, troppo vicini per poterne giudicare con facilità le decisioni. Il risultato è duro, a tratti estenuante, ma di una sincerità disarmante.

Nient’altro da aggiungere, solo che siamo di fronte, a mio parere, ad un vero e proprio capolavoro registico, supportato da tre “colossi” di Hollywood come Sean Penn, Naomi Watts e Benicio Del Toro (il migliore dei tre in questa interpretazione), che vi trasporterà per poco più di due ore con la sua forza dirompente.