Lo so che giunti al termine di questa nostra vita tutti noi ci ritroviamo a ricordare i bei momenti e dimenticare quelli meno belli, e ci ritroviamo a pensare al futuro. Cominciamo a preoccuparci e pensare: "io che cosa farò? Chissà dove sarò da qui a dieci anni?" Però io vi dico: "Ecco guardate me!" Vi prego, non preoccupatevi tanto, perché a nessuno di noi è dato soggiornare tanto su questa terra. La vita ci sfugge via e se per caso sarete depressi, alzate lo sguardo al cielo d'estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata, quando una stella cadente sfreccerà nell'oscurità della notte col suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me. Fate che la vostra vita sia spettacolare.
A dieci anni Jack Powell sembra averne quaranta e chiede ai genitori una cosa che per gli altri bambini è quasi un obbligo: andare a scuola. È il paradosso su cui Francis Ford Coppola costruisce Jack, una commedia drammatica con Robin Williams che usa una premessa impossibile per parlare di un bisogno semplicissimo: essere riconosciuti per ciò che si è, non per ciò che si mostra. Il corpo di Jack invecchia quattro volte più in fretta del normale, mentre la sua testa è piena di giochi, curiosità e paure da bambino. Non è una rappresentazione medica da prendere alla lettera, e nemmeno un Big al contrario: qui non c’è una magia da annullare. Karen (Diane Lane) e Brian (Brian Kerwin), i suoi genitori, lo hanno cresciuto tra lezioni private, giocattoli e mille attenzioni, cercando di proteggerlo dallo sguardo degli altri. Ma una casa piena d’amore può diventare anche un recinto. Sua madre teme le risate, le domande, la crudeltà dei compagni. Eppure Jack non chiede una vita senza ferite: chiede la possibilità di uscire, rischiare e magari farsi degli amici. È questa la parte più convincente del film, soprattutto per chi ha conosciuto quella forma di affetto che, nel tentativo di evitare ogni dolore, finisce per togliere spazio.
Robin Williams era praticamente l’unico attore a cui affidare un personaggio così senza ridurlo a una macchietta. Il suo Jack non è un adulto che fa qualche smorfia infantile: osserva gli altri bambini cercando di capire come stare al passo, si entusiasma per una partita, si offende quando viene escluso e cerca nella mamma lo stesso conforto di un qualsiasi bambino di dieci anni. Coppola gli lascia anche momenti più quieti, e lì Williams convince più che nelle gag. C’è una curiosa inversione di ruoli rispetto a L’Attimo Fuggente: stavolta è lui quello seduto tra i banchi, con il mondo degli adulti che decide cosa dovrebbe essere giusto per la sua vita. La scuola non lo accoglie subito con un abbraccio: prima arrivano lo stupore, la diffidenza e gli scherzi pesanti. Poi l’amicizia, soprattutto con Louis, comincia a costruirsi nella quotidianità, tra giochi e complicità. Jennifer Lopez, nei panni dell’insegnante, dà a quella classe un punto di equilibrio; Diane Lane, invece, è il volto più interessante del conflitto. La sua Karen sa benissimo che il figlio deve crescere lontano da lei, ma per lui crescere significa anche consumare un tempo che nessuno può restituirgli. Il film trova la sua verità emotiva proprio quando evita di spiegare tutto e lascia parlare questa contraddizione.
Il problema è che Jack non si fida sempre di quella verità. A tratti sembra una commedia familiare anni Novanta, con battute un po’ grossolane e situazioni costruite per strappare la risata; un attimo dopo preme sull’acceleratore della commozione, ricordandoci con insistenza quanto sia fragile il futuro del protagonista. Il passaggio fra i due registri è spesso brusco, e alcuni personaggi rimangono poco più che funzioni della storia. Capisco perché il film abbia irritato chi si aspettava dal regista de Il Padrino qualcosa di meno prevedibile, o chi non sopporta le lacrime cercate con troppa evidenza. Però liquidarlo come un incidente di carriera significa non vedere ciò che funziona: l’energia di Williams, il rapporto con la madre, il valore enorme che un bambino attribuisce a un semplice pomeriggio con gli amici. Non è nemmeno una visione tutta allegra, e questo conta quando si sceglie cosa guardare: sotto la confezione tenera e buffa c’è la paura del tempo che passa troppo in fretta. Lo consiglierei a chi ha voglia di un film affettuoso, imperfetto e capace di mescolare sorrisi e malinconia, magari da vedere in famiglia con ragazzi abbastanza grandi da parlarne dopo. Perché il desiderio di Jack, prima di qualsiasi insegnamento, resta ostinatamente concreto: poter vivere la propria età, almeno per un po’, insieme agli altri.

