Romanzo di una Strage affronta una delle pagine più dolorose e controverse della storia repubblicana italiana: l’attentato del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano. Marco Tullio Giordana parte liberamente dal libro di Paolo Cucchiarelli Il segreto di Piazza Fontana e costruisce un racconto corale che segue magistrati, poliziotti, anarchici, estremisti e uomini delle istituzioni nei giorni e nei mesi successivi alla strage. Al centro emergono soprattutto due figure destinate a diventare simboliche: Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico fermato durante le prime indagini, e il commissario Luigi Calabresi.
Il film ha il merito di restituire la sensazione di un Paese che entra improvvisamente in una zona grigia, dove le versioni cambiano, le piste si sovrappongono e la verità sembra allontanarsi proprio mentre tutti dichiarano di cercarla. Pinelli precipita da una finestra della questura di Milano in circostanze rimaste oggetto di controversie e Calabresi diventa bersaglio di una violentissima campagna politica che segnerà tragicamente anche il suo destino. Giordana evita di ridurre tutto a una contrapposizione semplice fra buoni e cattivi e preferisce mostrare il clima di sospetto, paura e manipolazione che accompagna l’inizio della cosiddetta strategia della tensione.
Il cast è d’eccezione: Valerio Mastandrea dà a Calabresi una misura quasi trattenuta, Pierfrancesco Favino interpreta Pinelli senza trasformarlo in un’icona astratta, mentre Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Michela Cescon e gli altri comprimari costruiscono un mosaico molto più ampio. L’opera è suddivisa in atti e questa struttura aiuta a orientarsi in una trama inevitabilmente intricata. Non è un film facile da seguire distrattamente, ma proprio la complessità rende bene quanto sia difficile raccontare un evento storico su cui giustizia, memoria e ricostruzione pubblica non hanno mai smesso di confrontarsi. La messa in scena sobria e quasi cronachistica aiuta a non perdere completamente l’orientamento anche quando nomi, sigle e piste investigative cominciano ad accumularsi.
È bene ricordare che Romanzo di una Strage non va preso come un documentario definitivo: alcune tesi utilizzate dal film sono state discusse e contestate, mentre la matrice neofascista della strage è stata riconosciuta dalla ricostruzione giudiziaria pur senza arrivare a condanne definitive per gli esecutori materiali. È proprio questa zona di conflitto fra verità processuale, responsabilità storiche e memoria collettiva a rendere il film uno spunto ancora forte per riflettere sul ruolo dello Stato, delle forze dell’ordine, della magistratura e dell’informazione. Se avete apprezzato il cinema civile di Diaz – Don’t Clean Up This Blood, qui troverete un’opera più classica nella forma, ma altrettanto interessata alle ferite che la storia italiana continua a lasciare aperte.

