A Dangerous Method

2011 · David Cronenberg

Biografico / Drammatico99 min

Carl Jung cura la brillante Sabina Spielrein usando le teorie di Freud, mentre desiderio e rivalità incrinano rapporti privati e professionali. Cronenberg sulla psicoanalisi.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,15
(13 voti totali)

“Solo il medico ferito può guarire”

Il solo nome di Cronenberg, da La Mosca ad A History of Violence, è garanzia di alta qualità; se poi ci aggiungiamo un cast da leccarsi i baffi come questo, siamo proprio di fronte a un film da vedere. A Dangerous Method sembra lontanissimo dal body horror con cui il regista canadese è diventato celebre, ma in realtà rimane perfettamente dentro la sua ossessione per desiderio, repressione, identità e zone d’ombra del comportamento umano. Solo che qui il corpo non si trasforma: viene analizzato, controllato, ascoltato e tradito.

La storia: Agli inizi del XX secolo Carl Jung è un giovane psichiatra, felicemente sposato e con una brillante carriera davanti. La sua vita subisce una brusca svolta quando nell’ospedale dove lavora arriva una giovane ed affascinante paziente, assai disturbata psicologicamente ma dalla mente brillante, Sabina Spielrein. Jung, per provare ad aiutarla, deciderà di mettere in pratica le teorie psicoanalitiche del professor Freud, il quale comincia ad ammirare il lavoro svolto dal suo giovane collega.

Non vi svelo altro sulla trama; se siete fan di Cronenberg non potete perdervelo!

Michael Fassbender interpreta Jung con una compostezza che si incrina poco alla volta, mentre Viggo Mortensen costruisce un Freud autorevole, ironico e quasi paterno. Keira Knightley ha il compito più difficile: Sabina parte come paziente e diventa progressivamente una figura intellettuale capace di mettere in discussione entrambi. Vincent Cassel completa il quadro nei panni di Otto Gross, psicoanalista radicale che spinge Jung a non reprimere i propri impulsi. È proprio questo intreccio fra teoria e vita privata a rendere il film più interessante di un semplice biopic.

Cronenberg non alza mai la voce: lavora attraverso conversazioni, silenzi, lettere e piccoli spostamenti di potere. Chi cerca il suo lato più fisico e disturbante potrebbe restare spiazzato, perché qui quasi tutto passa dalle parole. Ma proprio per questo A Dangerous Method è affascinante: racconta la nascita di idee che avrebbero cambiato il modo di pensare la mente mentre mostra quanto fossero fragili, contraddittori e umani coloro che le stavano formulando. Il risultato è elegante, freddo solo in apparenza e molto più sensuale di quanto sembri. E soprattutto evita la trappola della lezione illustrata: anche quando mette in scena Freud e Jung, il film resta interessato alle persone prima che ai monumenti della psicoanalisi. È questo equilibrio fra storia delle idee e fragilità private che me lo rende ancora oggi così riuscito. Anche quando resta molto composto, sotto la superficie si sente continuamente qualcosa che preme per uscire: desiderio, rivalità, ambizione e paura di perdere il controllo.