Valhalla Rising – Regno di sangue

2009 · Nicolas Winding Refn

Avventura / Azione88 min

Un guerriero muto e un ragazzo si uniscono a crociati diretti in Terra Santa, ma il viaggio devia verso l’ignoto. Refn fa della violenza un rito mistico.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,25
(55 voti totali)

“Si dice che i cristiani mangino il corpo del loro Dio e bevano il suo sangue. Ciò è abominevole.”

Un misterioso guerriero, muto e con un occhio solo, viene tenuto prigioniero da una tribù e costretto a combattere sino alla morte contro altri feroci lottatori. Un giorno l’uomo riesce a liberarsi e uccide i suoi carcerieri, lasciando in vita solo il ragazzino incaricato di fornirgli un minimo di acqua e cibo durante la prigionia. One-Eye, così verrà ribattezzato dal suo piccolo compagno di viaggio, e il giovane iniziano a vagare per lande desolate sino a che si imbattono in un gruppo di guerrieri cristiani diretti verso la Terra Santa. I due si uniscono alla spedizione, che avrà però un esito totalmente diverso da quello sperato e che deve essere riletta in chiave assolutamente simbolica.

Mads Mikkelsen interpreta One-Eye senza quasi pronunciare una parola, affidando tutto al corpo, agli sguardi e a una presenza che mette soggezione. È un personaggio feroce, ma anche enigmatico: non sappiamo davvero da dove venga né cosa cerchi. Il ragazzino diventa il suo unico legame con il mondo e, in un film popolato da uomini che parlano continuamente di fede e destino, è proprio il silenzio del protagonista a risultare più eloquente. Il viaggio assume presto i contorni di un incubo mistico.

Film decisamente criptico e profondo, che richiede una visione attenta e paziente, poiché nonostante la durata contenuta risulta scandito da un ritmo lento, con dialoghi ridotti all’osso. Consiglio comunque la sua visione, soprattutto agli estimatori del talentuoso regista danese Nicolas Winding Refn (Drive, Bronson, Pusher, Solo Dio Perdona), in quanto altro tassello fondamentale per descrivere la sua traiettoria cinematografica, basata su una sorta di poetica della violenza. Punto forte dell’opera, a mio avviso, la regia sempre valida di Refn e i suggestivi paesaggi scozzesi scelti come scenario per le riprese.

La natura non è un semplice sfondo: montagne, nebbia e distese d’acqua sembrano inghiottire lentamente i personaggi. La fotografia costruisce immagini di grande bellezza, spesso disturbate da improvvise esplosioni di brutalità. Refn alterna attese interminabili a gesti fulminei, come se volesse obbligarci a osservare ogni dettaglio. Il risultato può essere estenuante, ma possiede una forza visiva che pochi film d’avventura riescono anche solo ad avvicinare.

Sotto il racconto di viaggio si muovono questioni più grandi: la fede, il fanatismo, il sacrificio e il confine incerto tra civiltà e barbarie. Il film non offre una chiave di lettura definitiva e forse non vuole neppure averne una. Non è un’opera da consigliare a chi cerca azione continua, ma per chi ama lasciarsi trasportare da atmosfere insolite è un’esperienza cinematografica davvero particolare, destinata a dividere il pubblico.